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NARRATIVA
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I Segreti dell'Ochrana - Da Pordenone al Caso Moro

Quale oscura verità lega il ritrovamento del cadavere di Hugo Rudell, pregiudicato per reati comuni originario del Südtirol, a uno dei più grandi misteri della storia dell’Italia repubblicana? Perché Hugo viene ucciso nelle serene Prealpi carniche, lontane da casa sua? Un filo rosso sangue risponde a tutti questi interrogativi. Un filo che condurrà dapprima in un casale al 47º chilometro della statale Aurelia e infine a Roma, in via Michelangelo Caetani. Soltanto allora il vicequestore aggiunto Andrea Zorzon comprenderà il movente dell’omicidio di Rudell, condannato inesorabilmente dal segreto di cui, suo malgrado, era divenuto depositario. 

L'Amore come Crimine Lieve

Invaghirsi di uno che ha quasi l’età di papà può non essere il massimo per una donna di neanche trent’anni, specie se è il chirurgo che ha messo le mani nel corpo del genitore, senza salvarlo. Ma è quanto capita alla protagonista di questa storia. La sua, più che una scelta, è stata una reazione istintiva alla prima grande perdita. Un transfert, probabilmente, ma il nuovo venuto non colmerà solo quel vuoto, anche una mancanza più fondamentale: lei, prima di conoscerlo, lasciava passare il tempo, più che vivere. Correva e basta. Come tanti. Paralleli ai rispettivi matrimoni, i loro incontri segreti ingranano meravigliosamente e risveglieranno la bella addormentata che è in lei. Con quell’uomo che potrebbe essere suo padre condivide le sue ore d’aria, un tempo fine a se stesso, che non c’entra con il resto. Una acrobazia indispensabile per sopportare il campo di lavoro che è diventato il mondo, il principio di prestazione che lo governa. Ma il piacere di vivere corre sul filo del rasoio, basta niente perché tutto finisca, imparerà presto quanto sia rischioso contare sul corpo. Alla fine, esso stesso una prigione. In ogni caso occorre tentare di vivere e, per vivere, occorre essere discretamente spietati, oltre che teneramente appassionati.  

Agenti segreti di noi stessi.

La Cena dei Disonesti

Andrea regista attento, quasi diabolico, di una cena teatrale, attraverso il cibo catturerà l'anima ed i segreti dei suoi ignari commensali. In un simposio moderno, da tempo atteso, sfodererà la spada della verità per una vendetta servita a caldo che non risparmierà nessuno, nemmeno il protagonista stesso. Fra melodie, profumi, sapori, sorrisi e lacrime il lettore si lascerà rapire e accompagnare in un luogo al confine fra sogno e realtà. “Nessuno è come sembra, il percorso della vita ci trasforma: prede delle scelte, di successi ed insuccessi, ci riscopriamo sconosciuti persino a noi stessi. Ed il palcoscenico ci aiuta ad improvvisarci attori, pronti a mistificare la realtà, abili a sottrarci dalla responsabilità del vivere”. Disonesti a noi stessi.

Ogni Ubriaco puo' sentirsi un Lord

“There’s a world going on underground”, canta Waits, contorcendosi fra tromboni sbilenchi e tamburi luciferini. La puntina scorre sul disco all’infinito, mentre Frank si fa strada fischiettando fra le altrettanto infinite notti di quel mondo sotterraneo, che resta quasi sempre invisibile alla superficie. E’ un mondo dove gli edifici si ripiegano su loro stessi, dove le facce cambiano forma da un momento all’altro ed ogni cosa ondeggia ed é fragile come una foglia al vento. E’ un mondo dalle acque torbide, dove amore e rabbia si confondono, dove la gioia e la paura schiumano, unite, in fiumi di vino. Nel sottosuolo, di cui Frank ci offre le sue memorie, non ci sono eroi, solo anime sperdute che si aggrappano disperate ad ogni piccolo attimo di sollievo. Ma non esiste liquore o droga abbastanza potente per salvarli da loro stessi. E tutto quel che sale, prima o poi deve venire giù.

Con un Sorriso ancora Suo

Una narrazione di grande intensità semantica e metaforica, saldamente ancorata alla realtà storica, che attraversa, stilisticamente e linguisticamente, tutta la miglior tradizione narrativa italiana – il ‘che polivalente’ di Boccaccio ad esempio - fino alla modernità: 1973. Anno chiave nella storia italiana: fine del boom economico, crisi energetica, terrorismo interno e colpi di stato esteri, inizio crisi della sinistra, diffusione di massa della droga, americanizzazione della società. Su questo fondale si dipanano due storie: quella di Misa e Adel, due danneggiati psicologicamente, lui dalla famiglia, lei dal perbenismo. Misa nei primi capitoli suscita antipatia, ma allorché si legge “Quando Misa era nata era d’estate, agosto, ma non faceva bel tempo, pioveva: sua madre piangeva e lei era nata con lo sguardo velato” nasce la pietas e veramente la curiosità di conoscerla meglio, così anche per Adel: i due, non diciamo tutto, altrimenti… rimangono assieme. Quella di Carla e Jacopo, invece pone il problema dell’identità della natura del maschile e del femminile e di quella psico-coscienziale: in pratica, amandosi ma separandosi, ci dicono che, se ami veramente, devi avere una identità, ma devi rinunciare a gran parte di essa per l’altra/o. La “luce dentro di sé” che si accende nell’intimità gli fa capire proprio questo, e per il momento non sono in grado di farlo. Il romanzo applica, inconsapevole l’Autore, le Lezioni americane di Calvino: Leggerezza, non superficialità, ma il disincanto dell’ironia; Molteplicità di punti di vista – l’Autore addirittura giudicato da un suo personaggio -; Esattezza, non c’è alcuna genericità di tempi e luoghi; Rapidità, periodi brevi, scorci paesaggistici essenziali; Visibilità, addirittura i pensieri sono personificati. Inoltre: Brevità accattivante anche per il lettore un po’ impigrito dal televisore. Oltre ai coprotagonisti, ci sono due personaggi emblematici: Joe, prodotto della cocalizzazione; Valda… L’Autore ‘danza’ con la lingua e cattura il lettore con una prosa poetica o poesia prosatica con assonanze, consonanze, rime, iterazioni: si capisce che si diverte e il Lettore vorrà entrare dentro il romanzo, per divertirsi con lui.

El Professòr

L'intera opera di Sergio Vaccher si può leggere come un grande tentativo di salvataggio. Salvataggio di un mondo, salvataggio dei racconti personali, ma inevitabilmente, parlando di uno scrittore, anche (soprattutto) salvataggio di una lingua. Un autore è prima di ogni cosa il suo stile. La scelta di Sergio Vaccher è quella di utilizzare il dialetto “baniot”, la parlata del paese, ed è coraggiosa e popolare al tempo stesso. Coraggiosa perché la parlata sta scomparendo insieme ai suoi ultimi interpreti, e lui ne è perfettamente consapevole. Popolare perché più vera, più vicina alle persone di cui racconta, più funzionale allo scopo. 

Naturali Illusioni

Di Manuel Corsi

Raccolta di liriche e fotografie dal 1999 al 2017

...Qualunque cosa richieda la vostra completa 

attenzione non riserverà mai sgradite sorprese…

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